Il contributo dei sacerdoti durante il Primo conflitto mondiale è testimoniato dal coraggio di padre Giuseppe Francesco Diruggiero, Tenente Cappellano barnabita, poeta delle trincee, fotoreporter e combattente pluridecorato. A riportare agli onori della cronaca nazionale la figura di questo prelato un suo concittadino con la passione della storia locale.
di Giuseppe Colangelo
Fra le molte medaglie al valor militare assegnate a padre Giuseppe Francesco Diruggiero spicca fra tutte quella di bronzo con encomio che reca la seguente motivazione: «… con sprezzo del pericolo attraversava una trincea battuta da violento fuoco nemico per soccorrere alcuni militari colpiti. Nel fervore dell’azione, impugnato un moschetto e lanciatosi fra i combattenti sopraffaceva e catturava un piccolo reparto avversario con a capo un ufficiale. Isola Caserta (Casa Formosa) (Piave), 24 – 27 Ottobre 1918».

padre Giuseppe Francesco Diruggiero
Sono gli anni tremendi della Prima guerra mondiale. Un giovane prete barnabita, nato nella remota Stigliano in provincia di Matera il 17 novembre 1889, prega, scrive, corre, fotografa e combatte impavido sfidando le pallottole nemiche all’estremo Nord della nostra penisola. A prima vista sembrerebbe il soggetto di una sceneggiatura cinematografica, ma non lo è affatto. Ė la storia vera di un sacerdote dalle qualità umane e intellettuali non comuni. Un esempio tangibile di come il compito dei cappellani militari durante i conflitti bellici non si sia esaurito con il ministero sacerdotale e il conforto dell’anima dei soldati impegnati nel più inumano dei doveri, bensì si sia tradotto in non pochi casi in un impegno a tutto tondo, in un notevole contributo alla causa Nazionale come ribadito di recente da Papa Benedetto XVI in un’udienza concessa ai cappellani militari d’Italia. Ma come è venuta alla luce questa incredibile vicenda personale da anni ormai sepolta dalla polvere dell’oblio? Grazie alla passione e al paziente lavoro di ricerca di Rocco Derosa, fondatore in proprio del museo di storia e civiltà contadina locale ‘L’angolo della memoria’ di Stigliano, il quale sistematizzato i documenti e l’archivio fotografico ricevuto dalla famiglia di padre Diruggiero ha l’idea di organizzare nel comune lucano nell’ottobre del 2011 il primo convegno nazionale dedicato al sacerdote.

padre Giuseppe Francesco Diruggiero mentre celebra messa
Manifestazione a cui partecipano autorità politiche, alti ufficiali dell’esercito e personalità ecclesiastiche, come padre Filippo Lovison, docente di Storia Moderna alla Pontificia Università Gregoriana. «Il contesto storico in cui hanno operato questi prelati», dice Lovison,«nonché il difficile equilibrio che spesso giovani ed inesperti sacerdoti hanno dovuto trovare tra doveri verso la Nazione e i doveri di soldati comunque incardinati nelle gerarchie militari, sono la cifra che definiscono la personalità di padre Diruggiero che, come pochi, ha saputo saggiamente interpretare il punto di saldatura di questo equilibrio.» Una singolare esperienza fatta di fede e coraggio, caratterizzata da una notevole versatilità e un’abnegazione non comune. Oltre che sacerdote, insegnante, rettore di prestigiosi istituti, fotografo e soldato, egli è anche poeta e letterato. «Addio, Adige Azzurro, al cui gagliardo/ Murmure in petto rifiorano i canti!/ O patrio fiume dal riso maliardo/ Ti salutan piangendo, ecco, i miei fanti/… Or bisogna lasciarvi, o morti nostri,/ Di Talpina, di Sorne e di Castione/ E voi penanti fra i nervosi chiostri/ O Battaglione, che avevi a Talpina/ La tua Madonna rivestita a festa,/ all’alba attaccheremo e la tempesta/ ci assalirà violenta domattina» si legge nel poema più noto Canti della Vergine (Tip. Card. Ferrari, Milano 1932).

sul Carso
La sua opera è composta da più di 130 scritti tra i quali spiccano, oltre al sopracitato carme, Vittorineide (Sc. Tip. Derelitti, Genova 1935), Il padre Ugo Bassi, biografia, documenti e lettere scelte (Rassegna romana -Fides romana), Roma 1936), il poemetto eroico Negusseide (Fratelli Pagano Tipografi Editori s. a., Genova 1937) sulla guerra in Africa Orientale e La 142° cc. nn. In Africa Orientale (Fratelli Pagani Tip. Editori, Genova 1938). Lo stile poetico, come scrive sul «Secolo d’Italia» del 4 novembre 2011 il professor Leonardo Giordano: «improntato ai versi dei grandi poeti dell’Ottocento, Foscolo e Carducci in testa, risentiva del grande amore per i classici e per il latino per cui ad un lettore di oggi potrebbe apparire retorico e baroccamente classicheggiante. Non mancano però versi in cui si riscontra l’influenza delle correnti letterarie del primo Novecento, echeggianti stilemi del miglior Ungaretti e di Rebora.» Tuttavia, ciò che dà ancora più peso alla sua opera poetica è lo sguardo, per certi versi laico, con cui cattura l’immane tragedia della guerra con l’obiettivo della macchina fotografica. Un patrimonio di circa 350 lastre in vetro che, dalla colonna di bersaglieri con le biciclette immortalata nei pressi di Gorizia, alle trincee sul Carso, fino alla sventrata villa Bagliano nel trevigiano, oggi costituiscono una diretta e inedita testimonianza di alcuni dei momenti salienti e drammatici di quel conflitto. Opera di un uomo che nel cratere di una carneficina ha avuto il coraggio e la serenità di ritrarre il disumano disastro bellico con sguardo limpido e realistico.

Il modello di macchina fotografica utilizzato probabilmente da padre Diruggiero è la n° 1 Autographic Kodak Special Camera. Esemplare realizzato in alluminio rifinito in pelle di foca nera con meccanismo nichelato e nero smaltato, prodotto dal 1915 al 1926 dalla famosa azienda americana (dimensione: 1 5/16 x 3 – 1/16 x 6 – 7/16 pollici). Fotocamera dotata di un obiettivo F6.3 anastigmat Kodak e un otturatore Kodamatic con sette velocità regolabili fino a 1/200 di secondo. A differenza dei modelli precedenti è ‘autografa’, ossia consente di scrivere direttamente sulla pellicola dall’apertura rettangolare posteriore con la penna fornita in metallo. Ciò permette di annotare luogo, data, esposizione utilizzata ecc., come ben leggibile in alcune immagini di questo servizio. Da notare nella foto di copertina infine la firma in calce ‘De Ruggiero’ che collide con il cognome anagrafico Diruggiero.
La guerra con i suoi riti e i suoi armamentari si commenta da sola. Le trincee, i cannoni, i militari in colonna non ci parlano d’altro. Padre Diruggiero, però, evita di indugiare sul sangue e le mutilazioni, non si lascia sedurre dall’iconografica di guerra e, pur impugnando il moschetto, non smarrisce il senso del proprio ruolo. Appunto gli scatti si concentrano sui volti, sugli sguardi, sulla paura di quegli uomini in attesa e pronti a tutto, anche a morire, ma con ancora un barlume di speranza negli occhi. I feretri ripresi da lontano non rappresentano solo la pietà di questo attento e sensibile sacerdote fotoreporter, ma vogliono essere anche un monito indelebile per le generazioni future. L’opera completa e l’intero archivio fotografico di padre Giuseppe Francesco Diruggiero, morto a Perugia l’8 gennaio del 1978, sono raccolti presso la sede museale di ‘L’angolo della memoria’ di Stigliano, suo paese natale in provincia di Matera. Per informazioni, ricerche e visite: Angolo della memoria, Via del colombo n° 12 – Largo Chiesa Madre. 75018 – Stigliano (MT). mail: urrrlodelcolombo@alice.it.
Buongiorno.
ho trovato per caso questo articolo, perchè stavo appunto cercando un certo scritto di Padre De Ruggiero. Lo scrivo così perchè così si firmava. Lo conoscevo bene, era intimo della mia famiglia e tutte le estati le passava nella nostra Villa a Porto S.Elpidio. Ho sotto gli occhi l’acrostico che scrisse per i miei nonni paterni, e la firma è appunto P. Giuseppe De Ruggiero, staccato. è certamente lui, perchè la foto dell’articolo è la sua e la biografia riportata è anche la sua.
Qualora voleste mettervi in contatto con me per altre notizie che potrei darvi, sarà un piacere
Valentina Pagello