Bibi Bianca, palermitano, è scrittore, autore per il teatro, regista e attore. Tra le sue opere teatrali: E fecero l’Italia; Opera buffa; il Decamerone. Tra i suoi scritti: Da papa Damaso a Clemente IX. Il godurioso regno di infallibili peccatori, santi ed eretici; Il ladro di Palermo, Briganti, Pensiero Bandito, Cartouche, Il ladro di cannoli. Vive tra Palermo e il Brasile

di Bibi Bianca

– Partire… Emigriamo. Andiamo via da ogni cosa che ci faccia del male.

– Sarà un viaggio lungo allora… Me la dai una sigaretta?

– Ho le ultime due.

– Minchia!  Ma ogni volta ne hai sempre due?

L’altro alzò gli occhi al cielo, buttò via il fumo dal naso e in tono solenne, tutto ispirato, esclamò:

– Stasera usciamo con  due ragazze giuste. Ti va?

Pico si fermò spiazzato.

– Ma non si doveva partire?

– Ora facciamo qualche telefonata e combino io.  D’accordo?

Pico si stringeva nelle spalle, speranzoso, e Matteo incalzava tutto accalorato.

– Stanotte ci si diverte.  Te lo giuro!

Che poi quella notte si finisse a puttane non aveva importanza. Matteo ce l’aveva messa tutta, ma non era riuscito a rimediare altro.

Si recarono in via Volturno, ma davanti la porta di Luana, l’acrobata, c’era un gruppo di compagni.

– Che ci stanno a fare? – disse Pico, masticando amaro.

– Secondo te? – rispose l’altro serafico .

Proseguirono per Via Gaetano Daita, a piedi e con gli occhiali da sole ché temevano di essere riconosciuti per i raid anti-puttane fatti in estate a bordo della Cinquecento, quando avevano preso le donne a pernacchie.

Carla, la tip tap, voleva cinquemila lire. Troppo. Davanti la persiana della Bolognese c’era la fila e Pico faceva il difficile.

Ripresa l’auto, tagliarono per via Amari, percorsero via Crispi, a piazza Marina intravidero Sonia, bellissima, altissima, non ebbero nemmeno il coraggio di chiedere il prezzo e ritornarono decisi dalle parti del porto.

Matteo andava stavolta sul sicuro. La Ballerina era una che prima di fare sesso provocava per benino il cliente, metteva nel mangiadischi Zum zum zum di Mina e nuda gli ballava davanti. Professionale. E poi chiedeva solo mille lire.

Se ne stava con le braccia contro le tette accanto ad un falò, con la faccia gonfia e scura a scalciare i mucchietti di spazzatura che le stavano attorno.

– È andata a Lourdes e ha trovato chiuso? – domandò ironico Pico che non gradiva mai le soluzioni alternative dell’amico. In realtà a lui le puttane piaceva guardarle, magari scherzarci,  prenderle per il culo,  ma andarci a letto era un’altra cosa.

Si era divertito ad agosto a piroettare con l’auto dell’amico davanti al Nautico, per viale delle Scienze o poco distante dall’Ucciardone, a caccia di prostitute, quelle selvagge, raccolte attorno ai falò con l’aria aggressiva e sempre pronte a battagliare con le loro voci stridule e sguaiate. Banana. Stivaletta. La Sciancata. Ma il gioco era quello: avvicinarle, chiedere il prezzo, tutti seri con la faccia da bravi ragazzi, quindi scappare via urlando insulti dal finestrino.

Non gli andava proprio di fare sesso e poi, non lo confessava, ma sotto sotto, c’era anche la paura di fare catenaccio.

Pico sognava sempre un amore calato dal cielo, magari pescato ad una festa in casa, una che non gli desse buca, un amore duraturo, ma aveva la discrezione di non confessarlo a nessuno.

– Non fare il complicato…-  sbuffò Matteo indicando la donna che si era accorta della loro presenza.

– Non mi piace…- si difese l’amico, ancora più piccolo nel suo cappotto marrone. – È scura. Avrà cinquant’anni, le tette quadrate, il sedere basso, la pancia … Sembra mia nonna.

– Tua sorella! – aveva strillato la baldracca offesa, che pur non sentendo le parole dette a distanza, aveva capito che i due non gradissero molto la mercanzia esposta.

– Ma stai scherzando? – insistette smanioso Matteo. – L’esperienza non la consideri? E poi ci troviamo di fronte ad un esempio di pura libidine naif…

– Popolarvolgare…

– Aho, racazzini …- urlò la donna, con la faccia infuocata, cercando di parlare meglio possibile in lingua italiana. –Vi doveste smuovervi, che  qua volemo solo minchie!

– Popolarvolgare! – confermò perplesso Matteo. – Però balla e in ogni caso per mille lire cosa pretendi, le Kessler?

– Non mi va di pagare…

– Vuoi fottere gratis?

– Non è questo…- balbettò Pico confuso.

– E allora ?

– E allura? – chiese quella attraversando la strada e avvicinandosi ai due,  a gambe larghe, con i gomiti contro i fianchi, piegata in avanti  con aria di sfida.

– Un attimo solo, signora…- tartagliò cordiale Matteo trovandosela improvvisamente a pochi metri. Strattonò l’amico e con rabbia gli soffiò nell’orecchio.

– Stiamo facendo una figura di merda.

– È una questione di atmosfera, – biascicò tutto paonazzo l’altro che già si sentiva le gambe molli, – bisogna essere al top per fare certe cose. E’ un problema di testa, capisci?

-OK, pago io ! – tagliò corto  Matteo. – Ma tu stasera non scappi!

Poi si rivolse alla prostituta che già gli era arrivata sotto il naso con un puzzo di sudore misto a colonia.

– Signora, siamo pronti! La seguiamo.

Pico sospirò e guardò oltre la strada le prime baracche.

Un ubriaco che caracollava era un pretesto per affievolire la tensione e, con le guance arrossate, i due sparirono appresso la signora tra i vicoli della Palermo vecchia, tra spazzatura umida ammassata ai bordi dei marciapiedi, muri sgretolati, portoni rosicchiati e anneriti dove fregi e stemmi scrostati testimoniavano ancora un’antica nobiltà decaduta.