Bibi Bianca, palermitano, è scrittore, autore per il teatro, regista e attore. Tra le sue opere teatrali: E fecero l’Italia; Opera buffa; il Decamerone. Tra i suoi scritti: Da papa Damaso a Clemente IX. Il godurioso regno di infallibili peccatori, santi ed eretici; Il ladro di Palermo, Briganti, Pensiero Bandito, Cartouche, Il ladro di cannoli. Vive tra Palermo e il Brasile
di Bibi BIanca
Gli slogan erano quelli del ’68 francese; era passato un anno da quando a Place de la Sorbonne gli studenti si erano scontrati con la Polizia. A Palermo, nel ’69, arrivava il ’68 francese, d’altra parte a Parigi, nel ’68, era arrivato il ’67 americano.
– Il 69 è un anno simbolico! – diceva Ino.
Era una battutaccia, ma qualcuno aveva capito il doppio senso e aveva riso. Insieme a Ezio e al Monaco era tornato ad Acapulco, stavolta con i tre c’era Marina, una bassetta prosperosa, imprigionata in un bikini che sembrava le segasse la carne.
– Cos’è che ci piace di voi uomini?

Momenti dal ’68 a Palermo
– Cosa ? – chiese il Monaco tutto emozionato perché l’argomento gli garbava.
– Le mani, sicuramente…
– Lo so… – balbettò il Monaco.
– E gli occhi, certo gli occhi…
Ino si sentì autorizzato ad assumere il suo sguardo languido da battaglia.
– Lo so…- ripeté il Monaco pulendo gli occhiali appannati.
– E poi… – fece quella, tirando compiaciuta una boccata dalla sua Pack al mentolo.
– E poi? – chiese Ezio, aprendosi in un sorriso a bocca aperta con le labbra tirate per evidenziare i denti bianchi e regolari.
– Il sedere.
– Il sedere? – chiese il Monaco con una smorfia di sorpresa, – nel senso di…
– Di culo! – fece quella spavalda.
Ezio si strofinò le mani. Ino si ravvivò con la mano i capelli.
Il Monaco scoppiò a ridere e applaudì dimenandosi. Fu il primo a provarci più tardi, mentre, appoggiati alle macchine, mangiavano il panino di fronte alla rosticceria della piazza di Mondello.
Con una scusa la chiamò in disparte, per non farsi sentire dagli amici che avevano intuito tutto.
– Tu non sei come le altre- disse imitando la voce calda alla Alberto Lupo, – e io lo so. Lo so, lo so.
Ti ho capito subito. Tu bluffi, cerchi di nascondere la tua timidezza, perché hai paura degli altri, sei una romantica. Cancro ?
– Toro.
– Ovvio. In Cancro avrai la luna o qualche pianeta. Sei un miscuglio esplosivo e sai quello che vuoi. Mi piaci, lo ammetto. Vorrei uscire con te, però da soli…
Marina lo congedò con un sorriso, mentre quello ancora parlava con le molliche di pane sulle labbra.
Il secondo a provarci fu Ezio. Le passò un braccio attorno alla vita sussurrandole qualcosa all’orecchio, lei scoppiò a ridere in modo fragoroso poi gli sussurrò:
– Prima cresci un altro poco.
Ezio ingoiò il rospo ma gli andò di traverso il panino.
Ino aspettò il momento del congedo.
– Devo andare un attimo in bagno, – disse lei alzandosi dal tavolino dove i quattro avevano preso un caffè. Entrò, sbatacchiando i suoi rotolini di ciccia, nel gabinetto del bar.
– Torno subito, – disse Ino e le corse appresso.
Attese un po’ davanti la porta, poi entrò mentre Marina si stava lavando le mani.
– Una cosa veloce, veloce… – disse calandosi la cerniera dei jeans e mise il ferro alla porta. Lei mugolò qualcosa e non disse altro perché aveva la bocca occupata.
Seduti fuori, al tavolino dell’Antico Chiosco, il Monaco guardava nervosamente l’orologio e Ezio ironico gorgheggiava:
– Prendi questo in mano zingaraaa…