Bibi Bianca, palermitano, è scrittore, autore per il teatro, regista e attore. Tra le sue opere teatrali: E fecero l’Italia; Opera buffa; il Decamerone. Tra i suoi scritti: Da papa Damaso a Clemente IX. Il godurioso regno di infallibili peccatori, santi ed eretici; Il ladro di Palermo, Briganti, Pensiero Bandito, Cartouche, Il ladro di cannoli. Vive tra Palermo e il Brasile
di Bibi Bianca

Quella sera, all’appuntamento davanti al liceo, si erano presentate tutte le quinte, c’era persino lo Schifani che aveva dovuto litigare con la famiglia per tenere fede a un impegno. Molti avrebbero scommesso sulla sua assenza, ma, quella sera, aveva alzato la voce vincendo la sua proverbiale  timidezza insieme alla sua prima battaglia. La madre, all’inizio dell’anno scolastico, aveva sollecitato l’insegnante affinché il figlio, troppo introverso, socializzasse con la classe. E così lo Schifani si era ritrovato seduto accanto a Fulvio. Praticamente il suo opposto.

Il sabato pomeriggio, i due, andavano alle feste in casa, Fulvio fiondato sulle ragazze a dimenarsi alle note di Penny Lane, l’altro a sorridere, seduto con il piattino di sandwich e pizzette tra le mani.

La domenica mattina era dedicata al calcio con Fulvio a  colpire il pallone e le gambe dell’avversario, mentre l’amico restava a bordo campo a fischiare e agitare i pugni ad ogni gol.

Dentro il liceo occupato, lo Schifani iniziava la propria rivolta. Una rivolta che sarebbe durata qualche ora, il tempo del permesso concesso dai genitori, per diventare negli anni successivi soltanto il ricordo di una follia giovanile.

– Quello non farà mai nulla nella vita! – aveva commentato accigliato Corrado.

– Mi associo, – aggiunse malinconico Fulvio.- Ci ho tentato, ma si vede subito che non ha speranze…

Strano destino ché lo Schifani un giorno sarebbe diventato il presidente del Senato della Repubblica Italiana.

Comunque l’occupazione di quella sera fu sicuramente una follia  per il moretto di via Ariosto, uno con un maglione di cotone giallo afflosciato sui fianchi e un basco in testa.

Il padre, per tenerlo in casa, le aveva provate tutte, alla fine aveva tirato fuori il proiettore Cinevisor  insieme al filmino super 8 girato in estate in campagna. Carrellate velocissime e una serie ossessiva di primi piani, tagliati tutti in maniera violenta. Sorrisi e ciao ciao alla cinepresa.

Poi si era fulminata la lampadina e il moretto non era riuscito a nascondere la propria soddisfazione; il sorriso però gli era rimasto strozzato in gola.

– Ecco la lampada di riserva. Io penso sempre a tutto.

Il padre gongolava ma la vendetta era dietro l’angolo. Partito il film, la pellicola era andata a fuoco facendo urlare dal panico i genitori e sobbalzare di gioia il figlio.

Calandosi il basco in testa, aveva strillato:

– La giustizia proletaria trionfa sempre. Io vado…

Si era beccato un ceffone che lo aveva quasi sbatacchiato alla parete.

– Ho sbattuto la faccia contro la porta… – disse agli altri che lo aspettavano davanti al Cannizzaro.

Non gli credette nessuno.