Quasi 10 anni e mezzo. Tanto è passato dal mio incontro con Carlo Croccolo a Roma, quando Epolis mi incaricò di intervistarlo. Era l’epoca di una minicrociata per il ritorno del teatro in tv, alla Rai, ma lui proprio sui dirigenti della tv di stato, o almeno di alcuni di loro, espresse un giudizio durissimo. Sento di riproporla oggi, a poche ore dalla sua scomparsa perchè ancora attuale. Arrivederci, Maestro: tanta merda ovunque ora si troverà a recitare.
di Angelomauro calza
Nei giorni scorsi a Roma, al teatro Ghione con la commedia “Medico per forza”, di Moliére, per continuare un percorso iniziato nel 1938. Carlo Croccolo è l’esperienza di spettacolo fatta uomo. E’ la memoria storica

La pagina di Epolis del 4 maggio 2009
degli avvenimenti e degli eventi artistici degli ultimi settant’anni legati al cinema, alla radio, al teatro, alla televisione. E allora noi azzardiamo
C’è un episodio, una situazione, in aneddoto che porta con sé, come un piccolo tesoro da conservare gelosamente?
Beh, ho fatto tante esperienze, ho tanti ricordi, più o meno importanti. Come si fa? Io ho 82 anni di età e 70 di spettacolo. Ho viaggiato tanto, ho lavorato a Londra, in America, a Montecarlo. Impossibile individuare un qualcosa di particolare.
L’azzardo è andato male… ci racconti allora dei suoi inizi
Ho iniziato a soli 11 anni, con la Compagnia Italia, in Calabria. Rappresentavamo un dramma siciliano, in dialetto. Io ero il figlio di Turiddu. Alfio esce di prigione e trova un bambino che cerca di conquistare, ma lui lo odia. La Compagnia Italiana era una compagnia di giro, e recitando in dialetto stretto portava i suoi apettacoli essenzialmente tra la Calabria e la Sicilia. Era una compagnia a carattere prettamente familiare, composta da madre padre e figli. Un po’ come anche quella di Scarpetta, che però lavorava a Napoli e che era ed è sicuramente più famosa.
…e poi venne la radio…
Sì. Era il 1947, io ero uno studente di medicina a Napoli e ho iniziato come annunciatore in radio. Per la Rai curavo il Teatro dell’Usignolo, per la regia di Franco Rossi. Ed ero il narratore di “Lasciamm’ fa’ a Dio”, di Salvatore Di Giacomo. Poi nel 1950 fui interprete della commedia radiofonica “Don Ciccillo si gode il sole”.

Carlo Croccolo
E quindi il teatro alla radio. Poi venne il teatro in televisione e oggi non ci sono più né l’uno, né l’altro…
Oggi purtroppo siamo nel 2009 e non c’è più il teatro in televisione. Ci sono solo quattro piccoli idioti malavitosi con aria da dirigenti che raccomandano i loro parenti, le loro amanti e “i” loro amanti. Nessun altro interesse per loro. Nessuno pensa al teatro. Però, diciamoci la verità, un po’ anche perché non esistono più tanti attori che possano realmente dire di fare teatro. Siamo rimasti in pochi, ci si può contare su una mano. Oggi i palcoscenici sono affollati da gente che viene dal trash televisivo. Non è teatro. E per gli autori il discorso è simile. Devo invece dire che si sta risvegliando il cinema. Noto diversi giovani registi molto bravi, che trattano argomenti interessanti e lo fanno molto bene. Si nota nel cinema un risveglio delle coscienze e degli intelletti, trattando cose moderne, con attori nuovi e con registi bravi. Cito ad esempio solo “Gomorra” e “Fortapasc”.
Ma il teatro non sarà certo morto, no? Qualcosa di buono, tra le nuove leve, ci sarà pure?
Sì, ma è merce rara. Io sono andato a vedere di recente uno spettacolo a Roma, molto interessante, una commedia che parla di una omissione di soccorso ad un tizio investito da una macchina. L’ho trovato interessante, fatto da ragazzi che scrivono di problemi reali, in un momento in cui sta crollando tutto, che ci vede alla disperazione, e la realtà teatrale che di solito ci viene proposta è deludente, si prende il peggio che possa esprimere la società.
E secondo lei, invece? Come dovrebbe essere e cosa dovrebbero trattare i copioni delle nuove leve, del nuovo teatro?
Bisognerebbe dare un segnale di reazione a questo stato di cose, con argomenti univoci di denuncia su tutto. Le arti spesso sono l’ombra delle omissioni di reazione. Sembra che la gente sia felice di ricevere mazzate, più le tratti male più ti seguono. Invece non deve essere così. Non si può restare inermi e timorosi se qualcuno tenta di scipparti il borsellino, c’è bisogno di reagire. E il teatro in

Carlo Croccolo e Totò in Signori si nasce
questo può dare una grossa mano, può svolgere una grande opera.
Lei è stato anche doppiatore di grandi attori in grandi film. Resta però un dubbio sul film “Signori si nasce”, con Totò: qualcuno avanza il dubbio che lei abbia doppiato il “Principe”. E’ vero?
Sì, senza problemi: non è vero. Io ho doppiato Totò da subito dopo la sua cecità. Prima ne doppiavo a volte gli esterni. Ma negli interni no, c’era la registrazione in presa diretta, era la sua voce.